PARLAMI COME LA PIOGGIA
TEATRO FRANCO PARENTI
17 febbraio | 01 marzo 2026
SALA TRE
PARLAMI COME LA PIOGGIA
di Tennessee Williams
traduzione Masolino D’Amico
regia Andrea Piazza
con Valentina Picello e Francesco Sferrazza Papa
scene e costumi Alice Vanini Tomola
musiche originali Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti
Parlami come la pioggia viene presentato per gentile concessione di University of the South, Sewanee, Tennessee
Dal 17 Febbraio al 1 Marzo torna in scena nella Sala Tre del Teatro Franco Parenti Parlami come la pioggia. In scena Valentina Picello (Premio Ubu 2025 – Miglior Attrice/Performer e Premio della Critica ANCT 2025 – Miglior Attrice) e Francesco Sferrazza Papa – diretti da Andrea Piazza – con cinque brevi atti unici di Tennessee Williams.
IL PUNTO DI VISTA DI MARGARETH LONDO
Il “luogo scenico” appare subito come una stratificazione di esistenze, di tempo, di vissuto…è un campo di battaglia che rilascia ricordi attraverso cenni fatti di passaggi umani che ne hanno calpestato il suolo; un avvicendamento di anime, le loro lotte, le sofferenze, i dolori, gli amori, le speranze svanite, le lacrime…le impronte lasciate per raccontarci, con la guida della penna di Tennessee Williams, il mondo “caduto” dell’uomo.
Cinque atti scenici come i cinque momenti trasformativi delle relazioni umane nel loro farsi e disfarsi, rompersi in mille pezzi e ricrearsi in nuove vite, anch’esse segnate nel profondo.
La debolezza e lo sfinimento nella delusione umana e del mancato sogno irrealizzato della vita agognata; lo sprezzante squarcio della realtà che distrugge quei sogni e li ricompatta a momenti lontani da rincorrere, talvolta e, altre, da far riecheggiare per ritrovare la forza di resistere.
Lo squarcio dell’anima; lo stridore che emerge da quella che è la realtà e da ciò che si sperava raggiungere…un giorno…un giorno ormai lontano da quel desiderio che resta inghiottito dal tutto. Il tempo, l’amore, i legami, le promesse, le speranze…la dissoluzione , lo smembramento dell’integrità dell’essere umano, avviluppato nell’irriconoscibilità del proprio sé, alla rinuncia di sé stesso o all’allontanamento da ciò che gli è di più caro, fino allo sfinimento e allo smarrimento per perdersi nel vuoto del non conosciuto o dell’inafferrabile stato interiore dello svuotamento del senso.
Due attori in scena straordinari guidati da una regia precisa e attenta con suoni che raccontano attimi ed echi lontani ma sempre presenti, quasi un’immanente stato temporale di stasi enfatica del dolore.
Lo strazio entra nel corpo dello spettatore, ne percorre i vicoli più profondi e impervi, riecheggia e sussulta eppure, la scena finale è la vera “catarsi” attraverso cui l’irreale circumnavigazione dell’attrice che sussurra il proprio futuro solitario con voce ferma, dalle sfumature carezzevoli ma anche malinconiche, si sprigiona tutta la carica potente del dolore e non c’è rabbia che regga, non ci sono urla strazianti che tengano, l’effetto tsunami dentro chi assiste si manifesta potentemente: l’anima risponde, il camminco interiore di ognuno è fatto e il silenzio porta via con sé le lacrime perse nel viaggio della vita che sfugge, inevitabilmente, tra le dita.
Margareth Londo
Nella traduzione di Masolino D’Amico, questi testi rivelano e approfondiscono la poetica che Williams svilupperà nelle sue opere più celebri, da Un tram che si chiama desiderio a Improvvisamente l’estate scorsa, e al tempo stesso, grazie alla loro forma breve, fanno detonare con forza la precarietà delle relazioni dando vita ad un viaggio nella nostra fragilità di esseri umani.
In sena le solitudini quotidiane di cinque coppie, i loro dolori soffocati, le tenerezze dimenticate, l’affannata ricerca di una felicità semplice in una vita sempre troppo piena e troppo vuota.
Come una suite musicale, l’allestimento alterna ambientazioni e ritmi senza abbandonare mai lo spazio intimo della mente e della memoria, luogo di relazioni naufragate e desiderate: ecco allora la provincia piena dei relitti dei due bambini di Questa proprietà è condannata, la metropoli di Il figlio di Moony non piange tanto frenetica da cancellare le stelle, passando per il soffocante sud censorio di Autodafé, il salotto borghese di Ogni venti minuti avvelenato dall’interno e il mondo sospeso e pieno di disperata tenerezza di Parlami come la pioggia e lascia che io ti ascolti.
L’allestimento del giovane regista Andrea Piazza, un sistema di central staging che favorisce l’immersione emotiva e fisica del pubblico, moltiplicando le possibilità di lettura è arricchito dalle scene di Alice Vanni Tomola; un oceano di oggetti sparsi per il palco, riposizionati di volta in volta per delineare i contorni della storia da raccontare. A scandire la partitura drammaturgica le musiche originali di Andrea Cotroneo.
Via Pier Lombardo, 14 – Milano
ORARI
martedì e mercoledì – 20:15
giovedì – 20:30
venerdì e sabato – 19:00
domenica – 16:30
INFO e BIGLIETTERIA
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it






No comment yet, add your voice below!