CEMENTO
TEATRO OUT OFF
10 febbraio | 1 marzo 2026
PRIMA NAZIONALE
Cemento
di Thomas Bernhard
traduzione Claudio Groff
adattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia
scene, luci e costumi Gianni Carluccio
assistente alla regia Alessio Boccuni
collaborazione ai movimenti Franco Reffo
tecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri
fotografo Angelo Redaelli
produzione Teatro Out Off
Martedì 10 febbraio debutta in prima nazionale al Teatro Out Off Cemento di Thomas Bernhard, con l’adattamento drammaturgico e la regia di Roberto Trifirò. La nuova produzione Out Off, in scena fino a domenica 1° marzo, vede il regista milanese anche interprete accanto alla giovane attrice Priscilla Cornacchia. Con questo spettacolo Trifirò torna a confrontarsi con l’opera di Bernhard, proseguendo il suo percorso di rigorosa esplorazione della scrittura dell’autore austriaco. Dopo L’apparenza inganna (2017), affronta il romanzo-monologo Cemento costruendo una regia che segue un radicale processo di disgregazione dell’identità, del pensiero, del linguaggio e della realtà che si sgretola sotto l’assedio della coscienza.
IL PUNTO DI VISTA DI MARGARETH LONDO
Una sagoma in lontananza; come riaffiorasse dall’oblio…è un uomo e compare in scena, si siede a uno dei tavolini presenti, posizionati in modo ritmico da divisori neri. Sembra quasi un impacchettamento di universi chiusi, data la chiara separazione che l’occhio restituisce. Tanti frame di esistenza immobile che raccontano attraverso la voce il “luogo della propria presenza in assenza a sé stesso” a partire dalle esternazioni rapide dettate da suggestioni quotidiane, dalle incertezze nell’intraprendere un lavoro di scrittura che procrastina continuamente, al rallentamento del vivere sempre più chiuso in un guscio di non-azione dato il frustrante affollamento di pensieri e blocchi che restituiscono “sopravvivenza”.
I passaggi da un quadro a quello accanto, con ritorni cadenzati e fluttuazioni mentali, disegnano una linea orizzontale su cui si erge il muro invisibile del mondo statico di Rudolf.
Attraversiamo il tempo fisso del protagonista con la consapevolezza di assistere a uno “spegnimento dell’animo umano”. La sensazione è quella di accompagnare questo rallentamento esistenziale cercando di comprenderne le evoluzioni mentali trasferite alla fissità della materia fatta di luoghi che si “spengono e contraggono, sempre in riduzione”, di immagini mentali che delineano il limite dell’abnegazione fino a giungere all’impatto con la vera morte che si palesa quasi fosse l’inaspettato approdo di un epilogo non intuito eppure reale.
Ci ritroviamo spettatori della “disattivazione” lenta e mutuata di Rudolf che sbatte contro la reale morte di Anna; colei che si toglie la vita nel silenzio più anonimo, con l’azione che in Rudolf è, invece, annientamento e blocco statico. Due morti, l’una difronte all’altra.
La metodica frenante di Rudolf che accompagna tutta la pièce subisce un dinamico sviluppo con la comparsa di Anna. In lei affiora scelta e azione pur nella sofferenza dell’anima. Di contro, Rudolf è indecisione e ripensamento, ritrazione e rinuncia.
All’espansione Rudolf opta per la riduzione: la scelta presuppone sempre un nuovo dubbio, la creazione di infiniti alibi nati nella sua mente per alimentare un mondo irreale in perenne attesa di un qualcosa che egli stesso non riconosce davvero e mai affronta.
Il tempo è fermo, immobile. Anna ha interrotto la propria esistenza terrena, Rudolf alimenta e rinnova la propria fine in una non azione senza sosta.
Margareth Londo
Protagonista è il musicologo Rudolf, bloccato dall’orrore della pagina bianca mentre tenta di iniziare a scrivere un saggio su Felix Mendelssohn. Il suo monologo è una stravagante requisitoria contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Per cercare di superare questa impasse si trasferisce a Palma di Maiorca, dove incontra Anna Härdtl. Da una situazione inizialmente statica, Bernhard sorprende con una dinamica emozionante, in cui il destino della giovane donna si dipana in una successione di colpi di scena.
Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna: il musicologo si confronta con una morte che non è più astratta o letteraria, ma reale e tangibile. La corsa al cimitero alle sette del mattino è il momento in cui il cemento della sua mente vacilla.
Proprio il cemento domina la scena: materia fisica e mentale, muro e polvere, peso e chiusura; uno spazio grigio e opprimente, fatto di superfici ruvide e simmetrie vuote, in cui l’eco della voce si moltiplica e ogni gesto è risucchiato dal silenzio delle cose. Un “antiteatro del movimento”, dove anche i cambi di luogo sembrano accadere solo nella testa del protagonista e la stasi è condizione esistenziale.
La regia di Trifirò segue una tensione continua tra immobilità e scarto, tra monologo mentale e ferita reale. L’attore si lascia attraversare dal testo, in un lavoro fisico e vocale che procede per stratificazioni, irrigidimenti e improvvise rotture. Il ritmo è circolare, spezzato da brevi fenditure, mentre la voce, strumento centrale, oscilla tra sarcasmo, frustrazione e inattesa tenerezza.
Note di regia
“Ogni esistenza è un muro.” Da questa immagine prende forma la mia lettura di Cemento. Rudolf è un uomo bloccato. Un intellettuale consumato dall’ambizione di scrivere un saggio su Mendelssohn Bartholdy, ma incapace di iniziarlo. Tutto diventa alibi: la sorella, il luogo, il freddo, il tempo perduto. La sua è una confessione impietosa, ossessiva, in cui la pagina bianca è metafora di un’esistenza schiacciata dal pensiero e mai agita. In lui non c’è più slancio creativo, solo accumulo, stratificazione, paralisi. In fondo, Cemento è un’autopsia del nostro presente. Il cemento è quello dei casermoni senza volto, delle periferie mute, del turismo di massa, dei loculi senza storia. È simbolo dell’amorfo, del morto, dell’irreversibile. È ciò che resta quando tutto il resto è stato rimosso. Ecco perché ho scelto di non cercare redenzione, né poesia. Solo una lenta sedimentazione. Solo materia. Solo il muro.
Roberto Trifirò
INFO e BIGLIETTI
martedì, giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00
T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com
via Mac Mahon, 16 – Milano






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