ESCAPED ALONE
PICCOLO TEATRO GRASSI
10 gennaio | 08 febbraio 2026
PRIMA ASSOLUTA
di Caryl Churchill
traduzione Monica Capuani
un progetto di lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi
dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
ambienti visivi Maddalena Parise
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin
assistente alla regia Matteo Finamore
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
diritti di rappresentazione a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay
Dopo il grande successo di Anatomia di un suicidio, vincitore di cinque Premi Ubu, lacasadargilla porta in scena, per la prima volta in Italia, Escaped Alone di Caryl Churchill, tra le massime drammaturghe inglesi viventi.
Si racconta lo scandalo gioioso della vita e della vecchiaia femminile in un mondo di perpetua giovinezza.
IL PUNTO DI VISTA DI MARGARETH LONDO
Il dramma di Caryl Churchill, portato in scena da l’ ensemble lacasadargilla, si esprime sul palco del Piccolo Teatro Grassi di Milano come un momento dilatato e distillato in più momenti di “vite” ma non solo.
Non si tratta di un “riavvolgere un nastro” ma di assistere al suono che diventa parola filtrata dal ricordo e liberata in condivisione nello spazio.
In scena quattro attrici, nonché le quattro protagoniste della pièce, che vestono i panni di donne che definiremmo “anziane” ma che hanno la capacità di far echeggiare la propria voce interiore che non ha età ma solo “esperienza”, “intuizione”, “visione del mondo conosciuto e conoscibile”…
La scrittura della Churchill conduce il gioco scenico: la parola rimbalza, si aggrega, salta e svolta argomento, si intreccia e s’ inerpica, ricade e scurisce…ma queste iperboli dialogiche non frammentano davvero, ricreano piuttosto vortici di domande e riflessioni che rimbalzano sulle quattro donne in scena per giungere e toccare il pubblico astante.
La scelta di portare sul palco attrici non settantenni potrebbe risiedere sia nell’urgenza registica, legata al contesto contemporaneo, di porgere all’attenzione del pubblico italiano questo testo ma, anche definire quella linea temporale senza argini, limiti e perimetri consueti, portandolo a un livello di comunicazione universale.
Chi sono, del resto, queste quattro donne? Potremmo analizzarle per cercare di comprenderne le storie ma sono certa che la drammaturga le abbia delineate per offrirci più spunti di approfondimento e autoanalisi. Loro scandiscono il ritmo lento della narrazione, ne misurano, coi loro dialoghi, ricordi e immagini, un tempo sospeso tra reale e futuribile, tra possibile e impossibile. Il momento del Tè si sublima nel tempo dell’essere che raccoglie e analizza, rilancia e richiede senso.
ESCAPED ALONE potremmo tradurlo in termini evocativi come “Liberate/Evase da sole”, “Le nostre piccole fughe solitarie”, “Liberate dalla Realtà”, “Frammenti di sopravvivenza”, “Superstiti”…e la domanda arriva spontanea: questo mondo sta per finire? E’ già finito? O finirà? Le donne anziane che rappresentano l’esperienza umana vissuta hanno anche la capacità di intravedere quello che non è chiaro agli occhi di chi non ha ancora vissuto abbastanza…e, poi, quattro donne…come se il quattro numerologico preannunci la fine di un mondo che sta trasfigurando sé stesso, occupato in una mutazione che gli porta via la propria aderenza con la vita e il senso dell’ umano…
Il giardino “dell’ incontro” diventa il luogo strappato al quotidiano, il vuoto che si riempie di parole che, intrecciandosi, si sublimano e creano pienezza…il mondo esterno è quello oltre la siepe: lo schermo che presenta l’assurdità del mondo “fuori” controllo e, come fosse una mutuata carrellata di immagini tipo spot pubblicitario, diventa il disorganico ambiente dell’ uomo alla deriva dei tempi.
Non è un lavoro che si può definire bello o brutto: è un lavoro che ci chiede dove stiamo andando e se ne siamo consapevoli…forse, chissà…a voi la riflessione!
Margareth Londo
Sally, Vi, Lena – amiche di lunga data – e la Signora Jarrett – la nuova arrivata – si capiscono al volo, senza bisogno di finire un discorso, si interrompono correggendosi, e lasciano fluttuare un embrione di pensiero finché qualcun’altra non si inserisce con i suoi racconti. Nell’allegro chiacchiericcio delle quattro donne, fatto di un’irresistibile incontinenza verbale e improvvisi cambi d’umore, i soliloqui della signora Jarrett – richiami diretti al pubblico e alle tre amiche a metà tra il presagio e l’anatema – sono il formidabile espediente drammaturgico con cui Caryl Churchill agita il languore delle nostre vite, scompiglia preconcetti, abitudini e rimossi, ancorando ogni particolare dell’esistenza delle protagoniste a un minaccioso e vivissimo affresco del nostro presente. E così, mentre il pomeriggio volge al tramonto e le quattro amiche consumano il declino della vita sorseggiando tè, si annuncia con un inquieto ritornello anche il possibile tramonto di questa nostra umanità.
La «distopia», ha scritto il filosofo e saggista Giuseppe Panella, «non è soltanto la negazione dell’utopia intesa come il ‘luogo che non c’è’ e che non potrà mai esserci in nessun luogo (nulle part) della Terra, quanto la descrizione di qualcosa che effettivamente potrebbe esserci (se purtroppo non c’è già)». Lungo i bordi slabbrati dello spazio e del tempo – che, nel loro proporsi come alternativi o immaginari, esistono e non esistono –, utopia e distopia si rincorrono e si contaminano mentre, sullo sfondo di questo paradossale valzer, incombe la catastrofe.
Con la chiaroveggenza di uno sguardo che, da più di sessant’anni, attraversa la storia teatrale contemporanea mantenendo intatta la propria affilata lucidità, e disegnando una parabola artistica in grado di passare dall’eredità brechtiana a quella beckettiana senza snaturare la personalissima cifra della propria scrittura, Caryl Churchill sfida, con Escaped Alone, le certezze e gli equilibri del pensiero razionale aprendo in essi voragini per lasciar emergere la distopica realtà dell’assurdo. Nel segno di una citazione biblica dal Libro di Giobbe, sotto il mutevole cielo di una fittizia quotidianità, in un tessuto all’apparenza dissestato di cortocircuiti tra oscurità e lampi di luce, si agitano, al ritmo del tempo che angosciosamente fugge via, fragilità individuali e incubi cosmici dal sapore apocalittico. Dialogando anche con l’intelligenza artificiale, l’«intelligenza collettiva» di lacasadargilla esplora, dell’opera di Churchill, la divaricazione fra heimlich (domestico) e unheimlich (estraneo) restituendoci la forza di un “perturbante” declinato al femminile e valorizzato dalla fusione di tragico e comico. Il teatro diventa, allora, uno spazio di libertà dove guardare negli occhi la fine del mondo senza restarne paralizzati ma potendo canticchiare tra sé e sé: «It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)».
Claudio Longhi
OLTRE LA SCENA
| PAROLE IN PUBBLICO – DOBBIAMO PARLARE!
Escaped alone: lacasadargilla incontra Paola Bono e Nicoletta Vallorani
Tra le opere più perturbanti di Caryl Churchill, Escaped Alone è un testo enigmatico e potentissimo, dove convivono quotidianità e catastrofe, ironia e prospettiva distopica, senza mai ricorrere a spiegazioni o facili consolazioni. A scandagliare la lingua affilatissima di Churchill e la sua indomabile scrittura – capace di muoversi con agilità tra riflessione femminista, letteratura di genere e lucidità critica –, lacasadargilla incontra Paola Bono, curatrice dell’edizione italiana dell’opera di Caryl Churchill ed esperta di Storia del Teatro inglese, e Nicoletta Vallorani, scrittrice e docente di Cultura inglese all’Università degli Studi di Milano. Modera Chiara Cappelletto, docente di Estetica all’Università degli Studi di Milano.
Venerdì 16 gennaio, ore 18, Chiostro Nina Vinchi
| PAROLE IN PUBBLICO | Palcoscenico planetario
Apocalissi (cosmiche) all’ora del tè
Il tema della “fine dei tempi” sembra percorrere Escaped Alone, in particolare attraverso la voce di Mrs Jarrett – una delle quattro donne protagoniste della commedia di Caryl Churchill messa in scena da lacasadargilla – che irrompe nella conversazione di un’ipotetica “ora del tè” con richiami a metà tra il presagio e l’anatema. Questa apocalissi annunciata è già avvenuta, oppure i soliloqui di Mrs Jarrett catturano una visione distopica del futuro? Con la complicità di Fabio Peri, astrofisico, conservatore del Civico Planetario “Ulrico Hoepli” di Milano, e le letture delle attrici della compagnia dello spettacolo, l’appuntamento di “Palcoscenico planetario”, partirà dalle suggestioni dello spettacolo per esplorare, evocando antichi miti e moderne evidenze scientifiche, i molteplici modi in cui l’universo potrebbe finire. I pericoli per il nostro pianeta sono tanti, ma la scienza ci aiuta a riconoscere i “segni del cielo” che potrebbero prefigurare una “apocalisse” mettendoci – forse – nelle condizioni di poterla evitare…
in collaborazione con Civico Planetario “Ulrico Hoepli”
Lunedì 19 gennaio, ore 20.30, Civico Planetario “Ulrico Hoepli”
| CHI È DI SCENA?
Incontri pre-spettacolo a pochi minuti dall’andata in scena: un momento informale di confronto tra pubblico e operatori del teatro sui temi dello spettacolo.
martedì 13 e giovedì 22 gennaio, ore 18, mercoledì 28 gennaio, ore 19, foyer Teatro Grassi
Tournée
Londra, Coronet Theatre dal 6 al 9 maggio 2026
INFO e BIGLIETTI
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Via Rovello, 2 – M1 Cordusio






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