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COME TRATTENERE IL RESPIRO

TEATRO FONTANA

7 e 8 febbraio 202

Come trattenere il respiro  

 

di Zinnie Harris; traduzione di Monica Capuani

regia Marco Plini

con Fabio Banfo, Luca Cattani, Cecilia Di Donato, Alice Giroldini, Marco Maccieri
disegno luci Fabio Bozzetta
musiche originali Alessandro Deflorio
assistente alla regia Elena C. Patacchini
produzione Centro Teatrale MaMiMò, Teatro Nazionale di Genova 
*per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay

Se balli sulle crepe, del resto, un giorno ci cadrai dentro.

Debutta a Milano, il 7 e 8 febbraio presso il Teatro Fontana, Come trattenere il respiro per la regia di Marco Plini, direttore della Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, coproduzione del Teatro Nazionale di Genova e del Centro Teatrale MaMiMò di Reggio Emilia.

IL PUNTO DI VISTA DI MARGARETH LONDO     

Il pubblico prende posto, scambia qualche parola, i bisbigli fanno eco nella sala e l’impressione è che lo spettacolo non sia ancora iniziato. Con la coda dell’occhio, invece, ci si accorge che sul palco agisce un silente movimento cadenzato: passi vellutati, sagome che affiorano dalla penombra, sguardi che ricercano qualcosa, mani che sfiorano le superfici e piedi che si fermano in angolazioni specifiche dello spazio scenico.

Lo spettacolo è già iniziato e si insinua tra il ronzio in sala che, pian piano, diventa sempre più sordo fino a tacere definitivamente col buio.

Ogni interprete è presente ma anche assente; come camaleonti sono inghiottiti dagli elementi scenici, pronti a staccarsi e riprendere forma umana al momento opportuno.

Lo spazio scenico identifica anche altri luoghi in cui la barriera spazio-temporale si alterna con le vicende narrative dei protagonisti.

Lo spaccato che emerge e si palesa ai nostri occhi è quello di un mondo oscillante tra reale e irreale, tra possibile e impossibile, tra umano e inumano; quasi dinanzi a una realtà immanente attraverso cui si distinguono bene e male, dolore e speranza, disfatta e sopravvivenza.

Chi è la protagonista Dana? Una donna che è combattuta, che crede nella possibilità dell’impossibile e che, nel gioco del “suo non limite finito” vive l’inaspettato e il rovesciamento nel decadente mondo che le crolla davanti senza preavviso e inconsapevolmente. Ogni certezza precipita e non esiste più; un viaggio immaginato semplice e portatore di sviluppi luminosi dà il “la” all’avvicendarsi del contrario di ogni certezza conosciuta: il crollo del mondo, reale fino a quel momento, a cui a malapena si riesce a sopravvivere.

Gli oggetti di scena hanno un ruolo importante nell’arcobaleno dei significati: i libri sussurrano la storia conosciuta, rappresentano il giusto consiglio nei momenti delle decisioni cruciali, la possibilità di scelta nella confusione interiore ed esteriore; la vasca da bagno, luogo in cui è attuabile la ripulitura ma anche il tornare alla nascita o alla rinascita, in cui la tentazione rievoca echi di qualcosa di proibito e di negato ma anche il superamento e la quiete come il rientrare nel ventre originario materno; la decorazione della parete con volute disegnate che sembrano rincorrersi senza ritrovarsi mai…

I personaggi, anch’essi con valenze simboliche, come il bibliotecario: un angelo custode un po’ sperso, che appare anche nei momenti in cui non ci sono biblioteche avendo con sé tutta una serie di libri, da offrire alla protagonista, sempre inerenti alla situazione scenica del momento…in quegli attimi il tempo sembra quasi fermarsi pronto a catalizzare l’attimo presente ma che, invece, sfugge via…eccolo riapparire con tanto di ali giganti e poi scomparire ancora…

Il tentatore è sempre presente, anche quando non è propriamente visibile, sappiamo che c’è e agisce; s’insinua nell’arco temporale della pièce e non abbandona mai Dana all’interno del vortice degli accadimenti assurdamente reali che la portano al disfacimento senza, però, mai riuscire a far cambiare la scelta di non cedere.

Anche il pubblico partecipa a questa rincorsa verso quel qualcosa che, molto probabilmente, è proprio sé stesso, tra certezze magari reali e dubbi chiaramente contraddittori, conducendolo nel mare in burrasca della vita alla ricerca di una via d’uscita senza cedere davanti alla tentazione di perdersi.

Margareth Londo

Al centro della trama Dana (Alice Girondini), giovane donna immersa nelle contraddizioni del nostro mondo, può essere paragonata a una sorta di Faust contemporaneo e accondiscendente che dopo una notte con uno sconosciuto vede il proprio mondo e le proprie certezze sgretolarsi. Inizia così un viaggio che la dovrebbe portare insieme alla sorella (Cecilia Di Donato) da Berlino ad Alessandria d’Egitto: le due donne attraversano un mondo che si sfalda, che crolla su sé stesso, in una sistematica inversione di ogni regola e di ogni certezza.

Il testo è contraddistinto dalla cifra ironica e caustica di Zinnie Harris, autrice scozzese di Edimburgo, pluripremiata per i suoi rivoluzionari adattamenti di opere classiche (da Eschilo a Shakespeare, da Webster a Strindberg, fino a una Casa di bambola di Ibsen con Gillian Anderson, protagonista) spesso prodotta dal Royal Court Theatre, dal Royal National Theatre, dal National Theatre of Scotland e dalla Royal Shakespeare Company.

La traduzione di Monica Capuani esalta i toni ironici e asciutti di questo testo mai rappresentato in Italia e un affiatato gruppo di attori e attrici della compagnia MaMiMò (Fabio Banfo, Luca Cattani, Cecilia Di Donato, Alice Giroldini, e Marco Maccieri) affronta con ironia i toni apocalittici di Zinnie Harris.

«Lo spettacolo – afferma Marco Pliniè una metafora sull’esistenza moderna, sulla finzione in cui viviamo, la finzione della civilizzazione e del controllo sulla propria vita, la finzione della bontà. La visione apocalittica di Zinnie Harris ci mette di fronte a molte delle questioni della vita contemporanea. Il miglior sistema di vita possibile, nel quale ci illudiamo di vivere, è molto più fragile di quanto ci sembri, il sistema di valori che pretendiamo di esportare non è in grado di tollerare che le cose non vadano come previsto e quando qualcosa va storto non sappiamo far altro che pensare che sia impossibile che le cose vadano così, che prima o poi qualcuno interverrà a salvarci perché viviamo in un mondo civile. Il flusso di situazioni allucinatorie – conclude Plini – è condotto dall’autrice con un atroce senso ironico, svuotando la metafora di qualsiasi possibilità tragica: una storia in cui il bene e il male si scambiano continuamente di posto. È una metafora sull’esistenza moderna, sulla finzione in cui viviamo, sulla finzione della civilizzazione e del controllo sulla propria vita». 

La trama

Una donna, Dana, fa l’amore con uno sconosciuto, forse il diavolo, alla fine lui vorrebbe pagarla come una prostituta ma Dana rifiuta. Il diavolo va su tutte le furie, non vuole rimanere in debito, si riferisce all’amore come a una transazione finanziaria, lei resiste forse per vanità, forse perché pensa di avere il controllo su questo demone. Lui le promette che le farà cambiare idea. Da questo momento inizia una vorticosa avventura attraverso un mondo che si ribalta intorno a Dana, mettendo in crisi il suo delirio occidentale di potenza di autonomia, di libertà di scelta. Dana vince il dottorato di ricerca per il quale aveva tanto lavorato, ma deve lasciare Berlino e recarsi ad Alessandria d’Egitto, per un ultimo colloquio. Dana parte accompagnata dalla sorella, che ha appena scoperto di essere incinta, le due donne decidono di attraversare l’Europa in treno ma nel tragitto succede di tutto: le banche falliscono, le carte di credito non funzionano più, la struttura economica dell’Europa collassa. Dana resta senza soldi nel cuore di un occidente che si sta sgretolando. La metafora di ribaltamento arriva fino al punto finale in cui Dana è coinvolta nel naufragio di un barcone di profughi che si dirige verso l’Africa. Ormai quasi morta viene salvata dal demone (travestito da commissario delle nazioni unite), che la rianima. Dana ha visto sgretolarsi tutto il suo mondo, le certezze, la politica, la democrazia, ha attraversato incredula la devastazione del migliore dei mondi possibili, ha perso la sorella, è quasi morta, come potrà andare avanti? Il diavolo è pronto a scommettere che ce la farà.

TEATRO FONTANA

Via Gian Antonio Boltraffio 21, Milano

www.teatrofontana.it

ORARI

Sabato 7 febbraio ore 19.30
Domenica 8 febbraio ore 16.00

Durata 1 ora e 50 minuti, senza intervallo

BIGLIETTERIA

02 6901 5733
biglietteria@teatrofontana.it

Gli uffici rispondono al telefono da lun a ven 9.30-13 e 14-18
tel. 02 69015733
whatsapp 3755354097

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