La storia di un atleta…riflettevo, all’ingresso a teatro…
Inizia la pièce; le luci bianche, fredde, glaciali mi invadono il viso…l’impatto è duro.
Il racconto scenico si snoda come un nastro che si riavvolge con un ritmo lineare che rende possibile l’inserimento dei ricordi dell’atleta.
Siamo davanti a storie che si incrociano e si mescolano; oggi con ieri, presente e passato e di nuovo presente. Questo gioco temporale crea movimento non solo scenico-attoriale ma anche emozionale. Il pubblico in platea assorbe queste energie che dilatano lo spazio azionando una partecipazione emotiva fuori e dentro la scena. Attore e pubblico fanno parte della stessa storia, di quel prima e di quel dopo ma anche di quel durante che li unisce nel momento presente.
I suoni, i gesti, le parole segnano espressioni sonore che smuovono l’animo e lo trasportano accanto ai protagonisti del racconto. Poesia e azione, sussulto e timore, ansia e speranza, dubbi e colpi di scena, vita e morte…
La vita di questo grande atleta è segnata da esperienze che vissute tutte insieme sembrano più vite in una; la divisione emotiva che si percepisce e che vibra nell’animo del campione è la stessa che gli consente di procedere e trovare la strada per la vittoria. Taluni la chiamano resilienza, io la chiamo resistenza umana perché, questa è la storia di un essere umano che è riuscito a restare “umano” nonostante tutto e, di questa capacità, ne ha fatto il proprio bagaglio di risorse vitali da rimettere in gioco quando necessario. Le brutture non lo hanno annichilito e neanche indebolito o arreso; Abdon Pamich è un uomo che ha vinto non solo tutti i titoli sportivi ma soprattutto la propria esistenza, resistendo e traendo insegnamento umano da quello stesso umano che soffriva e cercava la vita pur trovandosi ripetutamente di fronte alla morte.
E’ una messa in scena da non perdere; una possibilità di teatro che non si può lasciare andare via.
Uno degli spunti di riflessione che possiamo cogliere è dato dall’intreccio creato dall’alternanza dei ricordi del passato e la realtà del protagonista in gara olimpica; questa fluttuazione spazio temporale racconta come l’uomo del presente è la somma dei momenti di vita passati. L’uomo è la risultante di ciò che ha vissuto, delle scelte che ha fatto, delle persone che ha incontrato, delle sfide che ha dovuto affrontare, delle azioni e decisioni che ha dovuto e/o saputo prendere e di quella forza e caparbietà di voler vivere che ha voluto e/o saputo recuperare.
La storia di questo atleta è parte del passato ma anche del nostro futuro, un baluardo alla possibilità di vivere e di scegliere la vita, quell’attimo fuggente che può creare nuove prospettive a seconda di come lo cogliamo.
Questo spettacolo ha la forza e il coraggio di raccontare e mostrare: anche noi spettatori siamo lì, davanti e dentro le foibe, siamo lì in treno e ci raggeliamo quando ci chiedono quei documenti che non abbiamo e sappiamo perché…vediamo allontanarci dai nostri familiari e il cuore che batte forte mentre il respiro si affanna dal dolore che cerchiamo di ributtare giù, in fondo a noi stessi e che, chissà, quando potremo riprenderlo normale…
Il racconto portato in scena non è melodrammatico e pietoso ma ha la forza della dignità e della speranza dell’essere umano che porta sul podio più alto la VITA.
Margareth Londo