APPUNTI PER IL FUTURO
TEATRO OUT OFF
13 gennaio | 1 febbraio 2026
PRIMA NAZIONALE
APPUNTI PER IL FUTURO
Un progetto di e con Elena Arvigo
Assistente alla regia Marta Comerio
Elementi scenici Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri
Disegno luci Pablo Canella ed Elena Arvigo
Tecnico luci Lia Morreale
Video Pablo Canella
Produzione Teatro Out Off in collaborazione con Santarita & Jack Teatro
Si ringrazia la gentile collaborazione di Francesco Biagetti
Elena Arvigo debutta con Appunti per il futuro, intenso monologo tratto dai testi di Svetlana Aleksievič (La guerra non ha un volto di donna, Una battaglia persa, Solo l’amore ci salverà dall’ira, Preghiera per Chernobyl), di Marguerite Duras (Scrivere) e da Ultime lettere da Stalingrado, raccolta di lettere autentiche scritte da soldati tedeschi nei giorni che precedono la disfatta di Stalingrado tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943.
Elena Arvigo, interprete sensibile e intensa, torna al teatro Out Off con un nuovo spettacolo che porta al centro nuovamente la figura femminile come testimone di episodi tragici legati alla guerra e alla criminalità delle scelte umane. Con Appunti per il futuro, in scena fino a domenica 1° febbraio, prosegue infatti un percorso di ricerca che lega da tempo Elena Arvigo ad alcune tra le voci femminili più intense del 900, tra cui Svetlana Aleksievič e Marguerite Duras. Appunti per il futuro nasce da una necessità profonda di Arvigo: continuare il dialogo con queste grandi autrici e giornaliste, donne che hanno saputo coniugare l’atto poetico e l’atto giornalistico come veri e propri gesti di resistenza. In particolare, Appunti per il futuro nasce come naturale prosecuzione di Monologhi dell’Atomica (Premio le Maschere del teatro 2023 come migliore interprete di monologo); un filo rosso che attraversa la ricerca artistica di Elena Arvigo nell’ambito del suo progetto Le imperdonabili (inaugurato nel 2013) dedicato alle voci femminili nella storia.
IL PUNTO DI VISTA DI MARGARETH LONDO
La messa in scena di APPUNTI PER IL FUTURO è un’occasione “umana” per il pubblico.
La luce sommessa è un invito a entrare, passando per cunicoli e sotterranei, nella profondità dell’animo umano sussurrato e fatto riemergere grazie alla voce della sensibile interprete Elena Arvigo.
Il silenzio, accompagnato visivamente dai gesti, i movimenti scenici e attoriali, viene rotto da questa voce vibrante e avvolgente che segna l’inizio del viaggio umano.
Voce che restituisce voce a donne che hanno vissuto dentro e fuori loro stesse la bruttura della guerra. Non ha importanza il dato e i riferimenti storici da cui questi racconti giungono ma, quello che conta e si imprime nell’animo di chi assiste è il messaggio allargato, che oltrepassa il tempo e lo spazio, per giungere a investire il nostro mondo e inglobare tutto il “sentire e dissentire umano” provocato dalla guerra.
I testi da cui attingono le “voci” riportate al racconto in scena da Elena Arvigo raccolgono messaggi silenti e nascosti dentro i meandri dell’interiorità: alcuni per cercare di dimenticare e andare avanti, altri per nascondere, altri per richiesta di autoconservazione intima, altri per provare a mantenere sopito il dolore che continua costantemente a logorare l’anima…e tanto altro…
I ricordi riemersi dalle donne immerse nei fatti realmente accaduti accendono ceri continuamente su volti, strazi, dolori svuotati di senso, domande senza risposte, incubi insoluti e ricorrenti, rimorsi e quiete costruita sulle macerie della propria esistenza impotente e dilaniata.
I testi, di cui trovate i riferimenti scorrendo in basso, sono macigni per l’orgoglio del genere umano: monito di quanto, questi appunti, possano traslare, nel nostro futuro e oltre, il proprio messaggio ancora acceso di “vita” e possibilità.
I movimenti dell’attrice sono continui, attenti, spediti e riflessivi, passi decisi, impulsivi e reticenti come anche le movenze delle mani e gli sguardi, le luci e le ombre che in scena dipingono il buio della profondità dell’essere e lo spiraglio di luce che viene sempre mantenuto…flebile, percettibile, debole ma presente.
La compulsione che si delinea dalla mia vista esterna fino a quella interna, mi riporta all’irrequietezza dell’anima che è un mare in tempesta nelle profondità dell’uomo, al dover rimettere a posto quel che a posto non si rimette MAI e non è visibile agli occhi esterni, a quel suono che rituona dentro ma che fuori non si avverte nemmeno…a quel fare e disfare per ripartire con nuove storie che, però, riprendono le medesime forme nella vita del quotidiano andare. La presenza che nell’assenza del senso diventa il velo calato sulle menti, sugli occhi e sulle orecchie di chi cerca di aggrapparsi alla vita che resta.
Ma, le domande non dormono MAI. Restano e scavano solchi su cui l’anima cerca disperatamente di coltivare nuovi semi. Ecco cosa sono i ricordi delle donne della guerra: la forza di ricercare il senso per una nuova vita avendo il potenziale di restituire vita. Come le madri, che hanno pianto mariti, figli, uomini e, donne stesse che hanno combattuto rinnegando la propria parte di emozionale sensibilità per affrontare l’inevitabile che qualcun’altro ha scelto per loro. Quale destino, quale obbrobrio alla vita stessa…che emerge nell’ascoltare le lettere di ragazzi buttati nella guerra senza sapere neanche cosa fosse, come ci si doveva muovere, cosa fare…e cosa peggiore, come affrontare la morte che piomba all’improvviso e ti salva, se sei fortunato, mentre tutti gli altri cadono davanti a te senza via d’uscita.
Il ritmo della voce dalle mille sfumature di Elena Arvigo scandisce il ritmo delle fucilate che ancora uccidono dentro chi è rimasto in vita e, imbrigliano il pubblico che ne avverte interiormente il dolore universale.
Questo lavoro non ha confini nazionali né geografici; è un monito, un urlo che si propaga in senso universale e sovrasta i limiti dell’umano perché è lo spirito stesso a muovere il proprio impeto per risvegliare le coscienze e dire BASTA.
Dinanzi a questo genere di spettacolo, l’osservatore non è solo tale ma si trasmuta, suo malgrado, in tutte quelle vite che hanno sacrificato sé stesse per riuscire a portare a noi il messaggio più grande: l’Umanità deve tornare Umana!
Margareth Londo
Appunti per il futuro si ispira al metodo narrativo di Svetlana Aleksievič (Premio Nobel per la Letteratura 2015) che ha saputo trasformare le testimonianze orali in una forma unica di racconto corale. Il suo lavoro – definito “romanzo di voci” – si basa sull’ascolto, sulla raccolta e sulla trasmissione viva della memoria: non una Storia fatta di date e battaglie, di vinti e vincitori, ma un intreccio di esperienze personali, contraddizioni, emozioni, sussurri. Lo spettacolo rielabora in scena questo approccio, affidando alla voce e al corpo dell’attrice il compito di far emergere le vite invisibili, i dettagli minimi, la profondità dell’umano. Le parole di Aleksievič si intrecciano a quelle di Marguerite Duras: una partitura polifonica che ricostruisce la memoria come gesto resistente, mai neutro.
In questo nuovo lavoro, tuttavia, Elena Arvigo ha sentito la necessità di ampliare lo sguardo includendo anche alcune testimonianze maschili: lo spettacolo include infatti anche una selezione di testi tratti da Ultime lettere da Stalingrado, raccolta documentaria composta da lettere scritte da giovani soldati tedeschi della Wehrmacht nei giorni che precedono la disfatta di Stalingrado del dicembre 1942. Queste lettere, censurate e rese anonime dalla propaganda nazista, non sono scritti di condannati a morte, ma testimonianze vive, intime, scritte da uomini che riflettono sul senso della guerra; rivelano un’umanità fragile, esitante, spesso contraddittoria e permettono di disinnescare la retorica, restituendo complessità anche a chi la storia ha relegato al ruolo di “nemico”.
Lo spettacolo è così un percorso narrativo e di testimonianze in cui i testi dialogano tra loro e diventano forme di resistenza contro la violenza della storia e dell’oblio.
Ogni spettacolo è, per me, un omaggio alla scrittura, alla lettura come atto vitale e necessario. Leggere è un’arma meravigliosa contro la follia del tempo: un viaggio interiore che cerco di restituire in scena come un dialogo intimo tra l’autore e il pubblico. È in questo spazio — teatrale, ma anche esistenziale — che i miei progetti prendono vita: come stanze narrative, intime e ribelli, da abitare insieme. Note di regia di Elena Arvigo
La nuova creazione di Elena Arvigo inaugura un’ulteriore tappa del progetto Le imperdonabili che indaga figure di donne, testimoni scomode, mitiche e reali, del loro tempo. Nei Monologhi dell’Atomica con Aleksievič aveva già affrontato il tema della memoria e della catastrofe mentre con Il Dolore di Marguerite Duras aveva portato in scena i Quaderni della guerra, esplorando il rapporto tra scrittura e sopravvivenza.
Ho iniziato il progetto “Le Imperdonabili ” sulle donne e la guerra più di dieci anni fa e oggi ho sentito il desiderio di riprendere il discorso portando con me sul palco tutte quelle voci che mi hanno accompagnato in questi anni per riflettere ancora sulla necessità, oggi più che mai, di porre la persona al centro e al di sopra dei meccanismi politici. Elena Arvigo
Fanno parte del progetto Le imperdonabili anche gli spettacoli: La Metafisica della Bellezza, lettere dalle case chiuse, I diari della guerra, Donna non rieducabile – Politkovskaja di Stefano Massini, Etty Hillesum – o della resistenza del pensiero, ELENA (‘H ‘ Eλένη) di Ghiannis Ritsos.
INFO e BIGLIETTI
martedì, giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00
T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com
via Mac Mahon, 16 – Milano






1 Comment
Messaggio ricevuto da Fabrizia e la ringrazio moltissimo:
“grazie dell’occasione di aver partecipato a questo spettacolo; ottima recensione, assolutamente condivido”