FEAR NO MORE
FEAR NO MORE

MTM La Cavallerizza
14 | 19 OTTOBRE 2025
di Francesca Sangalli
regia Simona Gonella
con Leda Kreider (Virginia/Io), Maria Laura Palmeri (Clarissa), Matthieu Pastore (Septimus)
scene e costumi Annamaria Gallo
luci Stefano Colonna
Photo Luca Del PIa
produzione QUI e ORA, MTM Manifatture Teatrali Milanesi, LAC Lugano Arte e Cultura
con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro e Olinda
La firma registica di questa messa in scena è delineata attraverso il minuzioso lavoro di tre attori, dal gioco ritmico di suoni e rumori, dai diversi significanti e ridondanze mentali: eco di vite passate e vissute che riemergono come fitte di ricordi mai risanati.
In gioco scenico si snoda e disfa attraverso una continua successione di rincorse dialogiche, movimenti nello spazio, dirompenti suoni improvvisi che creano sbalzi spaziotemporali tali da sballottolarci fuori e dentro del tempo scenico, dell’azione presente, verso un tempo alterato, altro.
Entriamo e usciamo continuamente da ricordi e ruoli dei personaggi che rappresentano ora una scrittrice contemporanea e il suo mondo di ricerca sintattica ma anche la grande Virginia Woolf; poi, un uomo e una donna che incarnano due personaggi nati dalla penna della Woolf ma che, qui sulla scena, vivono e cercano di riscrivere le proprie storie nella ricerca di un ricordo che possa perdersi e ritrovarsi, magari deformato o trasformato….ma, la verità è verità sempre e, comunque, si pone davanti ai protagonisti, nati dalla penna della Woolf ma fatti carne grazie alla scrittura scenica della regista.
Le luce accompagna il farsi scenico e mette accenti che restituiscono un segno grafico al suono, come una penna che passa tra un rigo e l’altro, da un verso e l’altro. Quella parola verbalizzata, passata dalla mente alla carta e poi nello spazio, crea nuovi luoghi allargati in cui il movimento e il ritmo si contraggono quando i personaggi sono co-stretti alla verità che avevano spinto nel proprio ventre fino a doverlo risvelare con tutto il dolore e la fatica dell’accettazione della propria condizione umana.
Così, i personaggi di Virginia Woolf, cercando di riscrivere le proprie vite, insinuando nella mente della giovane scrittrice in scena le possibilità altre, ricadono nel buio della propria reale condizione umana senza poterne uscire. Virginia Woolf ha plasmato la forma e quella firma a delineato storie umane che restano tali e contemporanee. Il dolore resta dolore, il tempo scavalca passaggi dimensionali ma ciò che è umano resta intriso di umano. La vita racconta se stessa con un’intensità immutata che sia reale o frutto di una mente fervente e dinamica.
Non siamo solo spettatori ma anche co-creatori in scena; del resto, non cerchiamo anche noi, nelle nostri vite quotidiane, di cancellare parti delle nostre storie per riscriverle in modo differente? E, spesso, ci illudiamo di aver riscritto tutto per poi, all’improvviso, veder riapparire la verità sempre davanti ai nostri occhi, spiazzante, demolitrice, illuminante…e ritrovarci, difronte a noi stessi, a riconoscerci semplicemente “umani”…
Margareth Londo

In occasione del centenario di Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, Fear No More si ispira alla vicenda del romanzo e mette in scena un dialogo profondo e visionario tra un’autrice – che è la Woolf ma anche in filigrana la stessa Francesca Sangalli – e i suoi personaggi.
Diretto da Simona Gonella, lo spettacolo intreccia parole della Woolf con la riscrittura contemporanea di Francesca Sangalli, segnata da frammenti poetici e immagini evocative.
In scena Clarissa e Septimus, creature nate dalla penna di Virginia ma qui animate da una volontà propria, capaci di sfidare la loro stessa creatrice e di chiedere di essere raccontati ancora, in un tempo che non è più solo quello del romanzo.
Clarissa – Maria Laura Palmeri riflette sulla giovinezza e sulle scelte compiute; Septimus – Matthieu Pastore vaga tra visioni e realtà, segnato dalla guerra e dalla fragilità mentale. Entrambi incalzano Virginia/Io (Leda Kreider, Premio Hystrio Mariangela Melato 2025), che si interroga sul senso della scrittura, sul ruolo dell’autrice e sulla possibilità di trovare un inizio che la soddisfi.
Il titolo richiama il celebre verso tratto dal Cymbeline di Shakespeare:
Fear no more the heat o’ the sun / Nor the furious winter’s rages
Un mantra che attraversa la scena, suggerendo che nulla è da temere, neppure la morte, forse da accogliere come riparo estremo dalle difficoltà della vita.